La storia di Malini: da un appuntamento impossibile a un brand
Share
C'è chi nasce con un piano e chi viene trovato dal destino.
Sanjiv d'Emilio non aveva pianificato niente di quello che sarebbe successo.
Non aveva pianificato di diventare imprenditore nel mondo della moda.
Non sapeva niente di artigianato indiano, di tecniche tessili, di tempistiche produttive o di termini tecnici della moda.
Non aveva un'azienda, non aveva capitali, non aveva contatti nel settore.
Eppure un pomeriggio di qualche anno fa, uscì da un palazzo sfarzoso nel centro di Milano con in tasca un ordine da una delle più grandi case di moda italiane e il numero del commercialista già composto sul telefono.
Questa è la storia di come nasce Malini.
Non è una storia di business plan e strategie di mercato, è una storia di coraggio, di errori, di scoperte, di passione ritrovata.
È, come spesso accade con le cose più belle, una storia che nessuno avrebbe potuto scrivere a tavolino.
🌏 Prima dell'inizio: il nomade che cercava se stesso
Per capire Malini bisogna partire da molto prima bisogna andare in Australia, sulle spiagge della Polinesia, sugli aerei low cost che collegano Bangkok a Sydney alle tre di notte.
Sanjiv aveva trascorso due anni e mezzo in Australia, un'esperienza che lo aveva trasformato nel modo silenzioso e profondo in cui trasformano solo i viaggi veri, quelli senza rete di sicurezza.
Dalla base australiana aveva esplorato mezzo mondo: Thailandia, Fiji, le Isole Cook, la Polinesia ecc. Aveva imparato che il modo migliore per capire il mondo era muoversi, osservare, lasciarsi sorprendere.
Quando tornò in Italia, portò con sé quella leggerezza nomade e una inquietudine crescente.
Entrò nell'azienda di suo padre, ci provò per qualche anno con serietà e impegno ma qualcosa non tornava.
L'entusiasmo non arrivava L'Italia gli sembrava stretta, non per mancanza di bellezza, ma per mancanza di spazio interiore, quella sensazione opprimente di non riuscire a crescere, a evolvere, a essere davvero se stesso.
Non sapeva ancora che stava semplicemente aspettando la scintilla giusta.
✨ La madre, le sciarpe e l'appuntamento impossibile
Rajini Chandran D'Emilio, la madre di Sanjiv e oggi direttrice creativa di Malini, non è mai stata una donna comune.
Artista eclettica, creativa instancabile, aveva ereditato il talento per la bellezza dalla propria madre Malini, a cui il brand deve il nome e l'anima.
Negli anni '80 e '90 era stata una delle prime imprenditrici in Italia a importare mobili antichi indiani, un business pionieristico in un'epoca in cui l'India era ancora lontanissima dall'immaginario del design occidentale.
Ma il sogno di creare qualcosa nella moda e nel tessile non l'aveva mai abbandonata, le mancava solo il business partner giusto per la parte imprenditoriale, qualcuno che potesse tradurre la sua visione creativa in un business concreto.
Un giorno chiese a Sanjiv di accompagnarla ad un appuntamento, aveva ottenuto un incontro con una grande e famosa casa di moda italiana.
Sanjiv accettò, anche perché aveva visto che il lavoro con suo padre non lo stava rendendo felice, e sua madre lo aveva notato.
Mentre si avvicinavano alla sede del potenziale cliente, un palazzo sfarzoso che comunicava potere e storia, Sanjiv era già mentalmente preparato alla delusione.
Non Siamo nessuno, pensava. Duriamo cinque minuti e ci mandano a casa.
🤝 Cinque minuti che cambiarono tutto
La designer li accolse in modo inaspettato, con calore, curiosità, quella disponibilità genuina ad ascoltare che nel business non si incontra spesso. Parlarono del più e del meno per quasi mezz'ora. Sanjiv si era rilassato, stava persino godendosi la conversazione.
Poi arrivò il momento della verità. La designer chiese cosa avessero portato da proporle.
Sanjiv si preparò all'imbarazzo. Rajini aprì la borsa.
Ne uscirono una serie di sciarpe in seta chiffon, coloratissime, tinte a mano in India con tecniche artigianali tradizionali.
La designer le vide e impazzì. Le prese in mano, le guardò contro la luce, le toccò, le trovò meravigliose. Voleva ordinarle. Subito!!
Sanjiv incassò la sorpresa senza battere ciglio e disse che si poteva fare. Strinse la mano. Uscì dall'edificio.
E appena fuori dalla porta, realizzò la portata di quello che aveva appena fatto.
Non aveva un'azienda registrata. Non sapeva chi avesse prodotto quelle sciarpe. Non aveva i fondi per finanziare la produzione. Non conosceva nessuno nel settore della moda. Non sapeva nulla di importazioni, di dazi doganali, di tempi di consegna, di terminologia tecnica. Non sapeva assolutamente nulla tranne una cosa: non poteva tirarsi indietro.
🏃 Da zero a consegna: la lezione più importante
Quello che seguì fu un tour de force che avrebbe scoraggiato chiunque altro.
Aprire l'azienda in tempi record. Rintracciare l'artigiano che aveva creato quelle sciarpe partendo quasi da zero. Trovare una banca disposta a finanziare la produzione di un'azienda appena nata. Capire come funzionava l'importazione dall'India. Imparare al volo le tempistiche ferree della moda, un settore che non aspetta nessuno e non perdona ritardi.
Ce la fece. L'ordine arrivò in tempo. Fu consegnato. La casa di moda fu soddisfatta.
E Sanjiv, per la prima volta da molto tempo, si sentì vivo adrenalinico.
"Tutto il resto è storia" dice oggi con quella semplicità che appartiene solo a chi ha davvero vissuto le cose.
Alti e bassi, errori su errori, perdite economiche significative, qualche fregatura dolorosa.
Ma anche grandi successi, collaborazioni con alcune delle più importanti case di moda italiane e internazionali, incontri con designer leggendari.
Un percorso che, guardato in retrospettiva, sembra il copione perfetto per un film di Martin Scorsese.
🌿 La scoperta più importante: l'artigianato come arte
In mezzo a tutto questo, Sanjiv fece la scoperta più importante della sua vita professionale e forse personale.
Scoprì di amare l'artigianato.
Non solo quello indiano ma l'artigianato in tutte le sue forme, da qualsiasi parte del mondo provenisse.
Scoprì che dietro ogni tecnica tradizionale c'è una storia umana straordinaria, una trasmissione di sapere che attraversa le generazioni, una bellezza che nessuna macchina può replicare. E scoprì che questa passione era sempre stata dentro di lui, fin da bambino amava disegnare e creare, poi la vita lo aveva portato altrove, e questo percorso straordinario l'aveva aiutato a ricordare.
Fu in quel momento che prese forma l'idea di Malini, non più solo un'attività di fornitura per altri brand, ma un brand proprio.
Un luogo dove la visione creativa di Rajini e l'energia imprenditoriale di Sanjiv potessero lavorare insieme per qualcosa di completamente loro.
Un brand nato a Milano, con l'anima dell'India e il rigore estetico italiano. Un brand che raccoglie le tecniche artigianali più straordinarie da diverse regioni dell'India e le porta nel guardaroba e nelle case di donne in tutto il mondo. Un brand che porta il nome di Malini la nonna, l'origine, la radice di tutto.
🚀 La sfida più grande: educare prima di vendere
Oggi Malini è molto più di un negozio online. È un progetto culturale.
La sfida che Sanjiv e Rajini affrontano ogni giorno non è solo commerciale è educativa.
Far capire al mondo cosa sia davvero l'artigianato. Cosa significhi toccare un tessuto fatto a mano da qualcuno che ha imparato da suo padre, che ha imparato da suo nonno.
Insegnare cosa si perde ogni volta che si sceglie un capo fast fashion invece di uno artigianale.
"Non vogliamo inseguire le mode" è il principio che guida ogni decisione. "Vogliamo insegnare ai consumatori a essere se stessi e ad acquistare meno, ma meglio."
È una missione difficile in un mondo che va veloce, che consuma tanto e dimentica in fretta.
Ma Malini ha già dimostrato, con la sua stessa storia, che le cose impossibili si fanno lo stesso.
Basta non tirarsi indietro.

Vuoi sapere di più sulla storia di Malini e sugli artigiani con cui lavoriamo? Seguici su Instagram @maliniworld e scopri ogni giorno un pezzo di questo viaggio straordinario.
Esplora il mondo Malini: la nostra storia, il nostro impegno ecosostenibile e le nostre collezioni artigianali.